Come si legge?

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Con i nostri, di segnetti, si scrive Qi Gong e si dovrebbe leggere più o meno “ci cun”, con la u ben chiusa. Durante lo scorso fine settimana ho frequentato un seminario di Tae Yi Shen Gong (Qi Gong alchemico per gli amici), qualche informazione in merito la trovate qui.

Dire che sono stati due giorni intensi è davvero poco, per impegno fisico e concentrazione richiesti e anche per l’atmosfera piena di bella volontà di crescere che accomunava tutti: operatori shiatsu, studenti di medicina cinese, neofiti, insegnanti.

E funziona, mamma se funziona. Siamo a lunedì sera e sto ancora sudando. Grazie a tutti i presenti!

Spazio e shiatsu

Curiosi, scettici, canzonatori e riceventi appassionati hanno una domanda comune sullo shiatsu: Ma con le mani, cosa senti?

Non è semplice rispondere, perché ogni operatore ha il suo modo di “sentire” il ricevente mentre lo tratta. Deve essere così, ognuno sviluppa il suo modo, e se così non fosse la confusione regnerebbe sovrana fra sensazioni di vuoto, pieno, battito cardiaco, come fosse un muro, come se affondassi, qui c’è tanta voglia di piangere, questa è repressione di diosacosa, qui non mi fanno passare e infinite altre sfumature.

Per quanto mi riguarda, sono in un momento nel quale dopo un po’ tutto diventa “spazio”.

La chiara sensazione di essere in una stanza grande, piccola, vuota, affollata. Se questo spazio soffre a essere così, o se sta bene ma potrebbe stare meglio.

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Mi è capitato di percepire uno spazio dietro una sorta di porta chiusa: era una persona che soffriva di depressione. Bussai molto a quella porta, fino a che il bussare fu gradito. Non mi fu permesso di entrare, ma in qualche modo la persona ne fu riconoscente, e lo è ancora, adesso che il problema si sta risolvendo e che da me non viene più.

Forse bastava solo bussare, in quel momento, a quello spazio, per fargli sentire ciò di cui aveva necessità.

Shiatsu in corsia

 

Luogo comune impone che la medicina occidentale non accetti di buon grado discipline come lo shiatsu. C’è in effetti chi oppone allo shiatsu argomenti discutibili, spesso rifiutando di approfondirli, ma sono in grande crescita le esperienze “miste”, e ogni operatore shiatsu che non veda i medici come il babau ne conosce sicuramente di aperti a condividere esperienze.

Un recente articolo del Corriere della Sera parla di come semplicità, disponibilità, apertura mentale verso novità… vecchie di 5.000 anni possano portare a buoni risultati anche nelle corsie degli ospedali.

Luoghi non comuni: shiatsu ed estetica

Fra gli operatori shiatsu le estetiste non godono di buona stampa. Molte di loro vorrebbero praticare lo shiatsu in esclusiva (con tanto di lobby e progetti di legge) in quanto cosa che loro spesso propongono, spesso dopo aver semplicemente visto uno shiatsuka all’opera, senza aver fatto nemmeno una domanda – visto con i miei occhi. Sempre con i miei occhi ho visto estetiste completare con successo il percorso di studi che ho fatto io, ma non mi risulta che queste siano maggioranza.

Non credo sia l’avidità a muovere queste persone. Forse la motivazione è il semplice fatto che ascoltano le persone che vanno da loro, e diventano ricettacolo di sfoghi, necessità, rabbia che molte persone cercano di trasformare/sublimare “facendosi belle”. Tutto normale, purtroppo, di questi tempi.
Resta però che le estetiste non fanno lobby contro gli psicologi, i preti o i medici, figure riconosciute come destinatarie naturali di quegli sfoghi.
Sarà mica che le estetiste pensano che lo shiatsu qualcosa di buono fa?
E perché non lo studiano per bene, allora?

Misteri della natura umana.

Lo shiatsu e il tempo

Tempo e shiatsu hanno stretto un patto con l’indefinito. L’uno e l’altro a volte si confondono, in effetti.
Durante un trattamento il ricevente può entrare in dormiveglia, o addormentarsi, sognare. C’è comunque chi nemmeno chiude gli occhi, vigile e attento a quel che succede. A volte c’è dialogo fra operatore e ricevente (tori e uke, in giapponese), ma un ipotetico osservatore troverebbe divertenti, se non assurdi, i tempi, i modi, gli sbalzi delle voci.
L’operatore entra ed esce da una dimensione plurima: mette insieme quello che le mani sentono con quello che il ricevente gli ha detto prima di cominciare, e nello stesso momento un elemento nuovo chiede attenzione.

Tutto questo si svolge FUORI dal tempo. Può sembrare misterioso, strano o pappetta new-age mal digerita ma credetemi: è così.
Con fuori dal tempo intendo semplicemente “dentro” la relazione che si instaura tra operatore e ricevente, fatta di tutto quanto appena scritto e tutto quello che senza saperlo viene messo in gioco da entrambi.
Il ricevente comincia a funzionare in modo diverso: il sistema nervoso parasimpatico prende il controllo ed è come se tensioni nervose, muscolari ed energetiche (per lo shiatsu praticamente la stessa cosa) si trovassero improvvisamente allo scoperto, indifese, nude davanti a questi due tizi che le guardano e dicono: beh? La smettiamo?

Un operatore shiatsu stimola, mette a nudo, toglie le giustificazioni del tempo al suo ricevente. Che davanti a tutto questo può essere in difficoltà, ma trova nell’operatore sostegno, aiuto nello spazzare via cose vecchie, nutrimento energetico, riequilibrio e migliore/maggiore accesso alle proprie risorse più profonde.

Tingsha

Personalmente, non vedo in tutto questo nulla di mistico, di spirituale o di magico. C’è solo la potenza di guardarsi dentro, di non farlo da soli, di capire quello che va bene per noi stessi.

Molti riceventi dicono: “quando ho finito il trattamento tutto è chiaro, sto bene, mi sento più leggero. Come se sapessi cosa fare, da quel momento in poi. Poi però, in un paio di giorni la solita vita mi travolge, e annaspo fino al trattamento dopo”.

Qui l’operatore shiatsu, più che sostenere, non può fare. Lo shiatsuka lavora d’incontro, vive il presente. Un presente senza tempo dove le ferite, i traumi, le paure, le emozioni di ogni tipo sono lì, nude, sorprese di vedere il loro “padrone” e un altro tizio che le tocca con le mani a chieder loro di armonizzarsi, a suggerire al loro “padrone” di guardarle negli occhi per andare oltre e stare meglio.

A volte sembra il quadro politico italiano, senza tempo, in un eterno presente di campagna elettorale. Ci vorrebbe lo shiatsu anche per lui!

Come si scrive corpo?

Questo pezzo è stato scritto per la rivista Pythagoras.

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Fra le cose che faccio per mangiare c’è lo scrivere. Pubblicità, storie.
Non saprei dirlo in modo più chiaro, ma da quando pratico lo shiatsu scrivo anche corpi.

Fare un trattamento shiatsu significa sostenere il cambiamento della persona che lo riceve. Pressioni, tecniche varie, ascolto, soprattutto ascolto. Ascolto dell’energia vitale della persona che ho sotto le mani che porta all’impegno di farmi tramite dell’energia che tutto pervade per riequilibrare quella che scorre con qualche difficoltà in chi ha avuto fiducia in me.

Servizio, dopo anni capisci che è servizio.
Come l’arte. Come il potere, secondo papa Francesco.
Come qualcosa che comunque nasce per te che la fai, perché ti mette in gioco con cose (diciamo così) che transitano attraverso il tuo corpo.

shiatsu

Scrivere un corpo con lo shiatsu è conoscerlo, perché senti dove è bloccato, dove sbatte continuamente come un calabrone contro il vetro della finestra.
Gli aborigeni australiani cantano la loro terra per conoscerla e girarla, io posso scrivere un corpo per aiutare chi lo possiede a cantarlo, a viverlo al meglio, a fargli abbandonare ostacoli.

Uso le mani nella loro interezza, le dita da sole. Gli avambracci, i gomiti. Non spingo mai, non uso mai la forza: lo shiatsuka porta il suo peso dove lo ritiene necessario. Porta fisicità positiva, equilibrio, con-passione – mi perdonino i grammatici.
Rapportarsi così con una persona è vicinanza profonda, alla quale arrivare con gradualità.
È quel tipo di vicinanza che non chiamerei ancora intimità, quella che si ha con il proprio amato o amata o con gli amici veri. È quell’essere vicini che provi quando leggi una poesia e scopri un tuo sentire profondo in termini nuovi, e ne sei sorpreso quasi fino a spaventarti.

Le basi dello shiatsu sono antiche: sono quelle della Medicina Tradizionale Cinese, quindi dell’agopuntura – studio su testi del 2.000 a.C. – ma la ricerca attuale è viva, ricca di scoperte utili per chi vive ora, non in un’antica Shanghai che non ha visto neanche Marco Polo.

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Lo shiatsu è una lingua viva, si parla e si scrive su corpi che spesso arrivano dopo aver fatto giri infiniti con tappe da luminari della medicina, specialisti, pratiche alternative di varia natura. C’è chi non riesce a usarla, questa lingua, e il giro infinito riprende. C’è chi riesce a farne strumento per entrare in contatto con parti nascoste di se stesso.
Che non conosce, o che non sa di avere.
Lo shiatsuka è a disposizione come un dizionario, una grammatica energetica, un traduttore.
Mi sento più penna che scrittore quando tratto una persona con lo shiatsu.
E questo influenza molto il mio scrivere, dopo vari anni di pratica sul futon.

Sono assonanze nuove, principalmente.
Un blocco di energia che non si muove, su una schiena suona come un aggettivo ripetuto per darsi sicurezza, ma che in fondo ti mina. Se però quel blocco è vicino a una mano, o a un piede, è come una poesia rabbiosa che parla di nervi logori.
Quando però qualcosa cambia, la respirazione diventa più armonica e sotto le mani senti un fluire di vita che comunica con il tuo.
Allora la prosa più musicale che puoi immaginare si libera con una gioia mossa da sfere superiori, e l’umiltà dell’essere tramite che provi in quel momento è gioia senza un “io” dentro.

Merce poco di moda, oggigiorno, dicono.
Ma secondo me non è vero.

(Curiosi di cosa scrivo? Partite da qui)

Riprendiamo le danze

Cardiofonico si rianima. Prenderà la direzione del blog votato principalmente alle mie attività con la Medicina Tradizionale Cinese, lo sport, il movimento come sostegno del cammino di chi mi dà fiducia come operatore shiatsu. Ci sarà anche dell’altro? Sì! Intanto il primo passo è fatto.

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Shiatsu dentro il respiro

Ci sono delle volte che quando tratto una persona mi ritrovo nel suo respiro. Lo capisco perché all’improvviso, se avevo un dubbio su cosa fare, questo sparisce. Lo capisco ancora meglio quando la persona se ne accorge a sua volta: può essere che non gli piaccia, che si senta invaso perché era lì “solo per rilassarsi un po’”. Quello che faccio lo imparo anche così: quando quello che succede non parte nè da me nè dal ricevente. E il sangue circola più sorridente (almeno in me).